La storia dell’abortista Abby Johnson che si convertì e lottò contro le interruzioni di gravidanza

MARCO RESPINTI

Un dramma profondo striscia attraverso il nostro tempo. L’aborto, che quasi sempre volge in tragedia, ma che ogni tanto propizia invece occasioni paradossali. Così è stato per Abby Johnson, 41 annifra pochi giorni, figlia nel Texas ruvido e incantatore, diplomata in Psicologia e in «Counseling» (qualsiasi cosa sia), una delle molte giovani per cui l’aborto è una catastrofe accettabile. Lei stessa ne ha vissuti due sulla propria pelle. A 21 anni prese a fare la volontaria per la Planned Parenthood, la più potente multinazionale dell’aborto del mondo, e lì si radicalizzò. Da tot di vittime collaterali da mettere nel conto, per lei l’interruzione volontaria della gravidanza divenne una missione e un mestiere: accompagnare le mamme lasciate troppo spesso sole davanti all’aborto e convincere quelle che eventualmenteall’ultimominuto tentennassero, buono qui il diplomain «Counseling». Lofaceva da vera stacanovista, tanto da guadagnarci, nel 2008, la palma di «impiegata dell’anno», poi addirittura la direzione di una intera clinica.

CAMBIO DI ROTTA

Ma allafine del settembre 2009 gli ultrasuoni le mostrarono lo spettacolo che aveva sempre orchestrato ma mai veduto: l’aborto per suzione di un feto di 13 settimane. In seguito ricorderà che nel volto di quella tragedia ancora nel ventre della suamamma quelgiornole sembrò di vedere il volto della propria bambina che l’aspettava a casa. Chi avrebbe pensato che la tecnologia moderna potesse rendere possibili miracoli come ammirare i tratti di un bimbo non ancora nato? Fu quello, magia inattesa della tecnica,l’istante precisoincuiAbby voltò pagina. Nove giorni dopo, il 6 ottobre, si dimise, cambiò vita, poi divenne persino cattolica. Sembra una fiaba e sì, lo è, vera. Qui però mi fermo perché a continuare ci pensa un film, Unplanned. Scritto e diretto da Cary Solomon e Chuck Konzelman, è uscito due anni fa negli Stati Uniti, tratto dal libro omonimo che nel 2010fu pubblicato sotto gli auspici di «Focus on the Family», una delle realtà storiche del mondo pro life americano. Quando, venerdì 29 marzo 2019, venne proiettatoin 1059 sale americane,incassò 3 milioni di dollari, che nel week-end divennero più del doppio e più di quanto la pellicola fosse costata. Unplanned venne marchiato «inadatto agli adolescenti» (anche se agli adolescenti è permesso l’aborto), criticato, censurato, vilipeso e bistrattato. Giusto così. Unplanned, infatti, mica è acqua fresca. Alzandosi dalla poltroncina del cinema dopoaverlo veduto,AlvedaKing, nipote dell’emblema dei diritti civili, Marthin Luther King Jr., disse cheilfilm «racconta laforza della testimonianza della vita». Giudizioicasticamenteinsuperabile, il suo, almeno quanto il nome del libro e della pellicola, da Oscar al titolista, che racconta la tragedia delle gravidanze non pianificate, che sublimala sorpresa inarrivabile di una novità che sconvolge per bene la vita, che, in maniera intraducibile, rivolta come un calzino la Planned Parenthood. Tradotto in diverse lingue, adessoilfilm è arrivatofinalmente anche in italiano. Rallentato a lungo dal CoViD-19, Unplanned è sbarcato in anteprima ieri sera al Cinema Adriano di Roma. Dal 28 settembre verrà distribuito regolarmente.

NIENTE FRONZOLI

È un’altra bella operazione messa a segno dalla Dominus Production di Federica Picchi (che ha già portatoin Italiail cinema alternativo di Cristiada e di God’s Not Dead). Va visto per quanto è diretto e senza fronzoli. L’attrice Ashley Bratcher impersonifica bene la non esattamente facile Abby Johnson, ma la pellicola vale soprattutto perché è inquietante. Non importa come uno la pensi sull’aborto, nessuno può restare indifferente né al suo shock né alla libertà impagabile di nuotare controcorrente come hafatto efa l’ex pasionaria della Planned Parenthood. Sì, la vicenda è diventata la sfida fra volontà contrapposte, la Planned Parenthoodle ha provate tutte per squalificarla e ovviamente ci si è tuffata anche la politica. Lo spettatore però se ne infischi. Prenda coraggio, acquisti il biglietto e guardi diritto l’abisso e l’estasi, il baratro e la speranza, la morte e la vita. Uscirà dalla sala frastornato, ed è quanto di più bello gli si possa augurare.

Articolo di Marco Respinti pubblicato da Libero 9/07/21

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